Leghista e antischiavista
L’azione condotta per distruggere il racket dello sfruttamento dell’immigrazione irregolare a Rosarno, che ha portato all’arresto di mediatori di lavoro nero e di imprenditori schiavisti, rappresenta un rilevante salto di qualità da parte dello stato nel contrasto di una forma particolarmente odiosa e diffusa di criminalità. Uno degli strumenti giuridici utilizzati con efficacia è la norma introdotta da Roberto Maroni, che garantisce un permesso di soggiorno all’immigrato clandestino che denuncia i suoi sfruttatori.
11 AGO 20

L’azione condotta per distruggere il racket dello sfruttamento dell’immigrazione irregolare a Rosarno, che ha portato all’arresto di mediatori di lavoro nero e di imprenditori schiavisti, rappresenta un rilevante salto di qualità da parte dello stato nel contrasto di una forma particolarmente odiosa e diffusa di criminalità. Uno degli strumenti giuridici utilizzati con efficacia è la norma introdotta da Roberto Maroni, che garantisce un permesso di soggiorno all’immigrato clandestino che denuncia i suoi sfruttatori. A Rosarno, come a Castelvolturno e in tante altre situazioni, esisteva da anni un meccanismo perverso che legava i mercanti di schiavi ai loro sfruttatori.
Se altri governi, compreso il centrosinistra, hanno fallito contro questa tratta nefanda è anche per la carenza di strumenti legislativi e per l’immensa disponibilità di mano d’opera clandestina. La politica dei respingimenti, che ha inaridito il flusso in entrata, e il premio garantito a chi collabora hanno permesso di cambiare registro. Altro che razzismo. L’immigrazione di lavoratori agricoli stagionali o permanenti è organizzata in modo civile in gran parte d’Italia, a cominciare dalle valli trentine e fino a quella padana. Dove è forte l’influenza della criminalità organizzata, invece, si è diffusa anche la piaga dello sfruttamento schiavistico e della tratta degli esseri umani. Combattere la seconda è anche un modo per isolare la prima.
Non è privo di significato il fatto che, contemporaneamente allo smantellamento del racket di Rosarno, lo stato abbia riportato un altro grande successo con l’arresto di Giovanni Tegano, dopo 17 anni di latitanza. Si tratta di un boss potente e “popolare”, tanto più pericolosamente potente quanto più capace di attirare consensi, ambigui ma purtroppo reali. Per sconfiggere la criminalità serve questa doppia strategia, l’azione professionale delle Forze dell’ordine che continuano ad arrestare i boss con un ritmo assai apprezzabile, e quella che punta a isolare la criminalità organizzata combattendo l’illegalità diffusa. Il ministro dell’Interno, come dimostrano i fatti, sta svolgendo il suo difficile compito con autorità e intelligenza politica. Liberare il Mezzogiorno dall’ipoteca delle mafie è una delle condizioni per procedere sulla strada dell’autogoverno responsabile, senza il quale lo stesso federalismo resta una petizione di principio.